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26 novembre 2017

Un integratore utile per gli Over 40: il Coenzima Q10

di Jerry Brainum

Il coenzima Q10 non è considerato una vitamina e neanche un nutriente essenziale dato che il corpo umano può produrlo a partire da due aminoacidi, tirosina e fenilalanina. Il processo richiede la presenza di piridossina, o vitamina B6. Alcuni studi mostrano che, invecchiando, il fegato (in cui il coenzima è sintetizzato) riesce a produrre meno Q10.



Altri studi mostrano che un integratore di Q10 può aiutare a curare malattie legate all’invecchiamento, come il morbo di Parkinson e lo scompenso cardiaco congestizio. Il Q10 protegge contro il Parkinson perché fornisce potenti effetti antiossidanti nel cervello. Una teoria sostiene che la causa della malattia sia un eccesso di ferro accumulato nel cervello, che causa reazioni ossidative. Nella substantia nigra cerebrale, l’area in cui è prodotto il neurotrasmettitore dopamina, le reazioni ossidative in eccesso distruggono selettivamente i neuroni, ma sembra che grandi dosi di Q10 smorzino questa ossidazione fuori controllo, proteggendo le cellule cerebrali coinvolte.

Il Q10 agisce nei mitocondri cellulari favorendo il trasporto degli elettroni; ciò significa che è coinvolto nella sintesi dell’adenosina trifosfato (o ATP), la fonte di energia immediata per tutte le cellule corporee. Tuttavia, dato che servono grandi quantità di ossigeno per produrre l’ATP, è inevitabile che si creino più radicali liberi, sottoprodotti del metabolismo dell’ossigeno formati da elettroni spaiati che tendono a combinarsi con altri elettroni, provocando molti danni. Grazie alla sua azione antiossidante, il Q10 previene i danni dei radicali liberi alle parti sensibili della cellula, compresa la membrana e la parte più interna dei mitocondri. Questo ha implicazioni enormi per la protezione della salute di molte cellule e tessuti.

Si pensa che il Q10 sia utile per la cura dello scompenso cardiaco congestizio grazie al suo ruolo nella produzione di ATP perché la malattia causa un collasso parziale delle cellule del cuore, che non riescono a produrre abbastanza energia da sostenere completamente l’attività cardiaca. Sembra, però, che la somministrazione di integratori di Q10 a malati di cuore potenzi la debole sintesi di ATP nei cuori colpiti dalla malattia.


Un altro uso del Q10 nell’ambito delle malattie cardiovascolari è legato alla diffusione dell’uso di statine per ridurre i lipidi ematici alti: le statine smorzano un enzima che produce il colesterolo nel fegato, ma il meccanismo usato per questo processo è lo stesso che porta alla formazione di Q10, quindi chi assume questi farmaci può sviluppare una carenza del coenzima. Uno dei segnali è la miopatia, o distruzione delle cellule muscolari. Sembra che associare le statine con un integratore di Q10 possa risolvere il problema.

L’uso del Q10 in ogni cellula del corpo ha portato a chiamarlo ubiquinone, perché è ubiquo, cioè si trova ovunque. Il Q10 è concentrato soprattutto nelle ipoproteine a bassa densità (LDL), il principale trasportatore del colesterolo nel sangue. Benché si ritenga che un aumento delle LDL sia un forte fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, in realtà queste proteine sono pericolose solo quando sono ossidate. La funzione del Q10 nelle LDL è prevenirne l’ossidazione.


Tuttavia, quando questo avviene il Q10 è la prima parte delle LDL a essere ossidata, quindi, in questo senso, può essere visto come la prima linea difensiva contro l’ossidazione delle LDL. Inoltre, quando altri antiossidanti alimentari (come le vitamine C ed E) si ossidano, si convertono anch’essi in ossidanti, ma se è presente anche un livello sufficiente di Q10, il coenzima li riconverte in antiossidanti, donando loro un elettrone.

Dal punto di vista atletico, la ricerca sul Q10 ha avuto esiti paradossali, con alcuni studi che hanno mostrato effetti positivi e altri in cui i benefici erano minimi o nulli. Uno dei problemi degli integratori di Q10 è che il corpo ha difficoltà ad assorbirli. Di solito ne assorbe solo il 10% circa e maggiore è la dose assunta, minore è la percentuale di assorbimento. Formule più nuove come l’ubiquinolo, una forma ridotta di ubiquinone, hanno un assorbimento 7 volte maggiore degli integratori standard, ma costano quasi il doppio. Alcuni studi suggeriscono che l’ubiquinolo sia migliore per chi ha più di 40 anni perché, come abbiamo detto, è all’incirca da quell’età che la produzione di Q10 si riduce e, inoltre, l’ubiquinolo è assorbito più facilmente.

Una meta-analisi (cioè un esame di studi già pubblicati) sull’uso ergogenico (o atletico) del Q10 ha scoperto che 6 studi hanno riscontrato dei benefici, mentre 5 non ne hanno trovato alcuno. In un altro studio, soggetti maturi hanno assunto una dose di 300 mg di integratore di Q10 al giorno, per un mese. Biopsie muscolari hanno mostrato che, negli adulti che hanno assunto Q10, l’espressione genetica nei muscoli ha subito alcune variazioni che hanno portato a una conversione delle fibre muscolari a contrazione lenta in fibre a contrazione rapida. Questo è interessante perché le fibre a contrazione rapida forniscono la maggior parte della forza e della massa muscolare.

Con l’età e la carenza di attività fisica, questo tipo di fibre si riduce e le fibre a contrazione lenta, più deboli, prendono il sopravvento. Quindi, favorire le fibre a contrazione rapida aiuterebbe a preservare la forza e la mobilità negli individui maturi.

E chi ha meno di 40 anni? Gli integratori di Q10 offrono anche a loro benefici atletici o muscolari? Un nuovo studio ha esaminato la questione1. A differenza degli studi precedenti sugli effetti ergogenici del Q10, questo ha preso in esame l’attività fisica ad alta intensità: in particolare un gruppo di atleti allenati ha corso lungo la strada montuosa più scoscesa d’Europa. È difficile allenarsi a un’intensità maggiore perché il percorso era lungo 50 km, più di una maratona su 42 km e, in più, in salita! I corridori hanno assunto il Q10 o un placebo. L’obiettivo era vedere se gli integratori di Q10 riducevano il danno muscolare dovuto all’ossidazione e all’infiammazione in eccesso.

Invece di assumerne 1 o 2 dosi più abbondanti, gli atleti ne hanno ingerito una dose ridotta, solo 30 mg, 2 giorni prima della corsa insieme alla cena, 3 capsule con ognuno dei 3 pasti il giorno prima della gara, una il giorno dell’evento e una un’ora prima di sottoporsi a un test fisico. È probabile che le dosi ridotte abbiano migliorato l’assorbimento. Inoltre, anche se lo studio non ne parla, il Q10 va assunto insieme a un pasto ricco di grassi per garantirne l’assorbimento.

I risultati hanno mostrato che il gruppo Q10 aveva livelli inferiori di creatinina, un marcatore del danno muscolare dopo l’attività fisica. Benché il Q10 non abbia modificato molto i lipidi ematici rispetto al placebo, ha aumentato leggermente i trigliceridi; durante l’attività fisica prolungata questo ha effetti ergogenici perché fornisce energia e, inoltre, aiuta a preservare le limitate riserve di glicogeno muscolare.

Sembra che il Q10 abbia anche ridotto notevolmente le reazioni ossidative, prevenendo i danni alle membrane cellulari e questo, a sua volta, riduce l’indolenzimento muscolare dopo l’attività fisica. Inoltre, il Q10 ha smorzato l’attività dell’ossido di azoto (ON) che, durante l’allenamento, aumenta il diametro dei vasi sanguigni e, quindi, il trasporto di sangue e ossigeno verso i muscoli allenati. In grandi quantità, però, l’ON si converte in radicale libero, danneggiando le cellule e, in particolare, il DNA. In questo studio, il Q10 ha protetto contro i danni al DNA indotti da alti livelli di ON.

Un forte stress ossidativo, come quello risultante dall’attività fisica ad alta intensità, induce anche un grande rilascio di citochine infiammatorie, proteine collegate alla funzione immunitaria che, in molti casi, favoriscono l’infiammazione. Sappiamo che l’infiammazione muscolare eccessiva causa la disgregazione dei muscoli, tanto che si ritiene che l’aumento di una delle citochine infiammatorie, il fattore di necrosi tissutale-alfa (TNF-a), sia una delle prime cause della perdita muscolare legata all’invecchiamento. Il TNF-a aumenta con l’infiammazione corporea, che è più comune negli anziani.

Lo studio mostra che il Q10 ha smorzato l’attività delle citochine infiammatorie e, soprattutto, del TNF-a, attenuando il rilascio del fattore nucleare kappa-B, che stimola la secrezione di queste citochine nel corpo.

Quindi, se vi allenate intensamente, un integratore di Q10 può aiutarvi a ridurre il danno muscolare e l’infiammazione, soprattutto se avete più di 40 anni perché è da quell’età che il corpo sintetizza meno Q10. Potete ricavare piccole quantità di Q10 da alimenti come carne, pesce e uova, ma in media la dose proveniente dalla sola dieta è di circa 10 mg al giorno. Per lo sport, ne servono 100-300 mg al giorno in dosi separate, sempre assunte con una fonte di grassi.

Riferimenti:

1 Diaz-Castro, J., et al. (2012). Coenzyme Q10 supplementation ameliorates inflammatory signaling and oxidative stress associated with strenuous exercise. Eur J Nut. In press.

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19 ottobre 2016

Olio di pesce per proteggere i reni

Di Jerry Brainum

Si stima che molti ultrasessantenni abbiano solo il 40% della funzionalità renale. La cosiddetta insufficienza renale cronica si sviluppa gradualmente nel corso degli anni; fra i fattori di rischio ci sono ipertensione (che danneggia gravemente le unità renali di filtraggio), fumo, diabete, obesità ed eccesso di grassi ematici come colesterolo e trigliceridi. Le lesioni prodotte da questi fattori sono associate a danni ai vasi sanguigni renali o al danneggiamento diretto dei reni. Per la maggior parte dei danni la causa è un’infiammazione lieve localizzata nei reni. Dato che gli acidi grassi omega-3, come quelli dell’olio di pesce, offrono effetti antinfiammatori potenti, è ragionevole pensare che l’olio di pesce protegga anche i reni. Questo, infatti, è stato il risultato di uno studio recente(1).

I ricercatori hanno studiato le abitudini alimentari di 2.600 persone di oltre 50 anni. I risultati principali mostrano che l’assunzione di olio di pesce è inversamente proporzionale alla diffusione dell’insufficienza renale cronica. Anche solo mangiare molto pesce è stato sufficiente a ridurre del 32% la diffusione della malattia. Al contrario, l’assunzione di acido alfalinoleico, un precursore degli acidi grassi omega-3 contenuto in molte fonti vegetali compreso l’olio di semi di lino, ha aumentato del 73% il rischio di sviluppare il disturbo.

Non sappiamo precisamente la modalità di azione dell’olio di pesce, ma esistono varie teorie. La principale sostiene che la protezione dipende dal fatto che i prodotti a base di olio di pesce riducono l’infiammazione dei reni diminuendo la produzione di vari mediatori infiammatori come le citochine e anche l’ossido di azoto che, se in eccesso, può danneggiare i reni. Inoltre, l’olio di pesce abbassa la pressione ematica, che è la prima causa dei danni renali. Aiutando a tenere sotto controllo i lipidi ematici, l’olio di pesce protegge ulteriormente i reni.


Alcuni studi suggeriscono che riduca anche l’escrezione proteica eccessiva per via renale, un noto segnale di problemi futuri ai reni. Parlando del fatto che, invece, l’acido alfa-linoleico (ALA) non offre questa protezione, gli autori sostengono che, nel corpo, esso s converte solo in minima parte in acidi grassi omega-3 attivi, cioè in EPA e DHA; ancora peggiore è il fatto che assumere grandi quantità di ALA può interferire con il metabolismo del DHA a causa di un meccanismo di feedback negativo che riduce le concentrazioni di DHA nei tessuti.

Inoltre, a differenza dei grassi omega-3 preformati del pesce e dell’olio di pesce, l’ALA non esercita alcun effetto sui mediatori infiammatori. Lo studio ha anche scoperto che a lungo termine gli acidi grassi omega-6, contenuti negli oli vegetali e in altre fonti, danneggiano la funzione renale perché si convertono in mediatori proinfiammatori che possono deteriorare i reni. La buona notizia è che l’olio di pesce ricco di omega-3 può bloccare i danni causati da un eccesso di grassi omega-6.

Riferimenti 

1) Gopinath, B., et al. (2011). Consumption of long-chain N-3 PUFA, a-linoleic acid and fish is associated with the prevalence of chronic kidney disease. Br J Nutr. 105:1361-1368. 

Articolo tratto da OLYMPIAN'S NEWS n° 131, pag. 32. Pubblicato in Italia da Sandro Ciccarelli Editore. Tutti i diritti riservati. Clicca qui per abbonarti!



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23 marzo 2016

Gli straordinari benefici dei BCAA per la salute e la forma fisica

di Jerry Brainum



Gli amminoacidi ramificati (BCAA) consistono di tre amminoacidi essenziali: leucina, isoleucina e valina. Spesso i BCAA sono chiamati gli “amminoacidi dei muscoli” perché, a differenza di altri amminoacidi, sono molto utilizzati nel tessuto muscolare. In effetti, il 14-18% degli amminoacidi presenti nei muscoli è composto da BCAA. 


Di tutti gli amminoacidi essenziali, i BCAA sono quelli maggiormente correlati alla sintesi proteica muscolare, specialmente la leucina. Sono considerati “essenziali” perché devono essere apportati attraverso la dieta, mentre gli altri amminoacidi “non essenziali” possono essere sintetizzati nel corpo a partire da altre sostanze, compresi altri amminoacidi. La ricerca recente ha mostrato che gli amminoacidi essenziali svolgono il ruolo principale nell’incremento della sintesi proteica muscolare. Infatti, appena sei grammi di amminoacidi essenziali assunti dopo un allenamento sono sufficienti per stimolare la sintesi proteica muscolare. 

16 marzo 2016

Zinco: il link tra testosterone e muscoli

Di Clayton South

Il bodybuilding ruota tutto intorno alla “messa in mostra” del fisico, l’atleta deve essere grosso, definito e riuscire a farsi notare. In questo sport vige una regola: se non vi notano, sarete dimenticati. É il carisma da divo ad attrarre l’attenzione. Proprio come i bodybuilder, anche gli integratori competono per guadagnarsi la maggiore popolarità con ingredienti carismatici come la creatina, lo stimolatore dell’ossido di azoto o la citrullina malato; spesso, le sostanze vecchie o meno eclatanti sono lasciate da parte e dimenticate, diventando invisibili e irrilevanti. Tuttavia, non essere popolari e non stare sotto la luce dei riflettori non significa non essere importanti.

9 marzo 2016

Glucosammina per la salute delle articolazioni

di Jerry Brainum



Il corpo produce glucosammina naturalmente a partire dell’amminoacido glutammina e dal glucosio. La glucosammina è incorporata in molecole più grandi che si chiamano glicosamminoglicani (GAG) che, a loro volta, sono elementi importanti delle ossa, dei legamenti, dei tendini e del liquido sinoviale che lubrifica i tessuti articolari.


Gli studi che hanno usato sostanze traccianti speciali per seguire il percorso della glucosammina nel corpo, hanno mostrato che il suo uso principale è l’incorporazione nei GAG e che ciò stimola la sintesi di proteoglicani. I proteoglicani, che contengono glucosammina, formano la matrice strutturale delle articolazioni e del tessuto connettivo, in pratica sono i mattoni che formano il fondamento delle strutture articolari.

24 febbraio 2016

Proteine del siero e ZMA per non abbuffarsi la sera e dormire meglio.


A cura di Jerry Brainum


Molti studi scientifici hanno stabilito una solida correlazione tra carenza di sonno, abbuffate ed aumento ponderale del grasso corporeo. Un sonno inadeguato, infatti, significa innalzamento dei valori di NPY (neuropeptide Y) che fa aumentare l’appetito e, quando si è assonnati, meno leptina e più grelina disegnano un quadro ormonale orientato verso la fame e la voglia di zuccheri. La carenza di sonno induce anche un rilascio inadeguato sia di serotonina che di dopamina.

3 febbraio 2016

Il siero del latte è fantastico!

Del Dott. Jose Antonio 


Il giudizio sulla proteina del siero del latte è ormai unanime: è fantastica! Fra tutte le proteine il siero è la prima scelta di ogni atleta o bodybuilder che si rispetti. Questa proteina, però, permette di ottenere molto di più che soltanto muscoli. 


13 gennaio 2016

Elimina il cortisolo con la fosfatidilserina

di Rehan Jalali e Stephen Adelè


Il cortisolo è il glucocorticoide principale, un ormone naturale prodotto dalle ghiandole surrenali. Il cortisolo è necessario per alimentare processi importanti in momenti di stress prolungato. Gran parte dei suoi effetti non sono responsabili direttamente per l’avvio dei processi metabolici o circolatori, però sono necessari per la loro espressione massima.


Gli effetti catabolici principali del cortisolo comprendo il sostegno nella conversione delle proteine presenti nei muscoli e nel tessuto connettivo in glucosio e glicogeno (il cortisolo può aumentare il glicogeno epatico). La gluconeogenesi comporta sia l’aumento della disgregazione delle proteine già formate sia la riduzione della sintesi di nuove proteine.

30 settembre 2015

Olio di cocco brucia grassi?

del Dott. George L. Redmon, N.D


Molti affermano che l’olio di cocco è un grasso saturo pericoloso per la salute, ma in realtà è un ottimo brucia grassi perché è ricco di trigliceridi a catena media. La maggior parte degli oli vegetali è composta da acidi grassi a catena lunga che sono immagazzinati come grasso corporeo; il corpo invece non accumula i trigliceridi a catena media, ma li brucia quasi immediatamente come fonte di energia.

9 settembre 2015

Gli straordinari benefici dell'acido eicosapentenoico

Del Dott. José Antonio

Qual è il grasso più benefico in assoluto? Proprio così, quello del titolo, l’EPA. Gli scienziati ne hanno valutato l’effetto somministrandolo a topi che hanno seguito una dieta ricca di grassi e di saccarosio oppure di soli grassi per 4-20 settimane. E gli effetti sono stati sorprendenti. Nei topi alimentati con grassi e saccarosio l’EPA ha ridotto significativamente il guadagno di grasso corporeo, l’iperglicemia collegata all’obesità e l’iperinsulinemia. Questo è il primo studio che mostra un effetto antiobesità dell’EPA in caso di obesità indotta da grassi e saccarosio (1): insomma, una dieta a base di ciambelle! Quindi, se siete grandi amanti dei dolci, assumete olio di pesce.

12 agosto 2015

Enzimi digestivi per accelerare il recupero

Del Dott. Josè Antonio

Volete accelerare il recupero? Allora, fareste bene ad aggiungere le proteasi ai vostri integratori. A quanto pare, le proteasi come la bromelina, che deriva dall’ananas, agiscono bloccando le reazioni metaboliche infiammatorie. Un’altra proteasi, la papaina, che deriva dalla pianta della papaya, è un componente di molti tenerizzatori della carne. Dato che il vostro obiettivo non è “rendere il vostro corpo più tenero”, guardiamo gli effetti degli integratori di proteasi sull’indolenzimento muscolare e il recupero.

20 maggio 2015

La proteina del siero lavora per voi

di Jerry Brainum



Per quei curiosi che vogliono sapere qualcosa delle ragioni scientifiche che sono alla base dei benefici della proteina del siero (WP) in generale e dell’isolato di proteina del siero (WPI) in particolare, ecco qua un po’ di informazioni tecniche che descrivono alcuni di questi benefici:

- Dopo l’acqua, le proteine rappresentano il costituente principale del corpo umano. Muscoli, tendini, organi, ghiandole, unghie e capelli sono tutti formati da proteine, così come lo sono anticorpi, enzimi ed ormoni.

13 maggio 2015

L'arma segreta dei bodybuilder natural: la tirosina.

del Dott. George L. Redmon, N.D. 


Benché ben 22 aminoacidi lavorino all’unisono per costruire centinaia di proteine, uno di essi è diventato una vera stella. Infatti, sempre più dati suggeriscono che la tirosina è l’elemento chiave per la crescita muscolare, senza contare che i suoi benefici per la salute non collegati alla costruzione della massa sono quasi miracolosi. Come molti altri aminoacidi, la tirosina, il cui nome chimico è 4-idrossifenilalanina, è usata dalle cellule per costruire le proteine. Essa è classificata come aminoacido non essenziale, il che significa che può essere prodotta dall’organismo. Infatti, è sintetizzata nel corpo a partire dalla fenilalanina, che è un aminoacido essenziale (cioè deve essere fornito dall’alimentazione). 

22 aprile 2015

Il calcio aumenta il testosterone?



Di Jerry Brainum 


Nominate la parola calcio e praticamente tutti penseranno alle ossa o ai denti. In effetti, la maggior parte del calcio è depositata nelle ossa, ma la piccola percentuale in circolo nel sangue (pari a circa l’1%) è di importanza vitale. Il calcio è infatti essenziale per garantire l’efficacia della trasmissione nervosa e della contrazione muscolare (compresa quella cardiaca). Un deficit vero e proprio della sostanza è molto raro nei paesi occidentali, ma gli effetti a lungo termine dell’insufficienza di calcio sono piuttosto comuni, soprattutto fra le donne anziane che hanno anche carenza di estrogeni. Questi soggetti spesso soffrono di osteoporosi, cioè l’assottigliamento del tessuto osseo, un disturbo che inizia intorno ai 30 anni, ma che si manifesta principalmente dopo la menopausa; la carenza di estrogeni propria di questa fase aggrava il problema della mancanza prolungata di calcio. 


25 marzo 2015

I PROBLEMI ARTICOLARI NEL SOLLEVAMENTO PESI

Può succedere, praticando sollevamento pesi, che tra una serie di panca, una di squat, un clean & jerk ed uno stacco da terra, improvvisamente o gradualmente emerga un problema articolare. Inizialmente si presenta come un fastidio in alcune, precise situazioni; poi diventa un piccolo dolore ed infine un male tale da costringere a sospendere o interrompere anche per lunghi periodi di tempo l’allenamento.

4 marzo 2015

Gli straordinari benefici della beta alanina per gli over 50



Jerry Brainum 

Quale è la causa principale dell’affaticamento? Una teoria sostiene che la ragione è l’aumento degli acidi muscolari durante l’attività fisica che interferiscono con la normale produzione di energia, cui il corpo risponde rilasciando sostanze tamponi naturali. Nei muscoli, i due tamponi naturali principali sono la carnosina e il fosfato.

La prima è un dipeptide, il che significa che è composta da 2 aminoacidi legati insieme, in questo caso istidina e beta-alanina. I muscoli contengono una quantità più che sufficiente di istidina per sintetizzare la carnosina muscolare, quindi il fattore limitante è la beta-alanina che l’organismo può ricavare da due fonti: la disgregazione epatica dell’uracile (uno dei componenti principali dell’RNA) e la degradazione della carnosina stessa, derivata principalmente dalla carne. Tuttavia, questa fonte naturale è limitata.

28 gennaio 2015

Fosfatidilserina: meno stress, più muscoli

di Jerry Brainum 


La fosfatidilserina è un integratore che ha suscitato grande interesse fra i bodybuilder. La sostanza è composta da fosfati, acidi grassi e dall’aminoacido serina ed è classificata fra i fosfolipidi. La fosfatidilserina è prodotta nel corpo umano e si concentra negli organi con attività metabolica maggiore come cervello, cuore, polmoni, fegato e muscoli scheletrici. La sostanza si trova nello strato più interno delle membrane cellulari e svolge un ruolo essenziale nella modulazione dell’attività di enzimi e recettori cellulari e, cosa ancora più importante, nel controllo della fluidità cellulare.


7 gennaio 2015

Il coenzima Q10: cosa dice la ricerca

a cura di Jerry Brainum

Il coenzima Q10 è un composto simile a una vitamina prodotto nell’organismo e, specialmente, nel fegato a partire dall’aminoacido tirosina. Anche vari altri nutrienti partecipano alla produzione del coQ10. Come per molte sostanze, anche il coQ10 declina con l’invecchiamento. Questo composto gioca un ruolo chiave nel processo di trasferimento degli elettroni che ha luogo nei mitocondri e che porta alla produzione di ATP, la fonte energetica immediata delle cellule.

28 maggio 2014

Il valore delle proteine del siero

di Tim Rigby

L’importanza delle proteine per la salute (e non solo per sviluppare muscoli impressionanti) non si potrà mai sottolineare abbastanza. Che vi alleniate regolarmente in palestra sollevando i pesi per 8-15 ripetizioni per la crescita e la durata, che andiate a correre per fare una maratona oppure che passiate le giornate in un box Crossfit per cercare di migliorare i vostri personal record, le proteine sono essenziali per la vostra salute.

14 marzo 2014

Guida agli integratori per gli over 40: l'olio di pesce

di Steve Holman

Sicuramente avete letto dei benefici per la salute dell’olio di pesce. Nella dieta umana moderna il rapporto fra omega-6 e omega-3 non è equilibrato, soprattutto perché il bestiame è nutrito con le granaglie. Nel bestiame nutrito con erba i grassi omega sono equilibrati, mentre quello nutrito con granaglie ha troppi omega 6 e troppi pochi omega 3 Gli omega-6 sono strettamente collegati alle infiammazioni, che si pensa siano la causa una serie di malattie fra cui il cancro; gli omega-3, invece, hanno effetti antinfiammatori.

Cosa ha tutto questo a che fare con la costruzione dei muscoli?